La composizione negoziata della crisi d’impresa è uno strumento di natura stragiudiziale, riservato e volontario, introdotto nel nostro ordinamento dal Decreto Legge 24 agosto 2021, n. 118, finalizzato a favorire la continuità aziendale e a risolvere lo stato di crisi o di insolvenza in cui versa l’impresa.
La composizione negoziata può essere considerata come il percorso con il quale l’imprenditore, in forma riservata e con il supporto di un esperto nominato dal Segretario Generale della Camera di Commercio territorialmente competente conduce, con i propri creditori, trattative per la risoluzione della crisi.
Condizione di procedibilità e presupposti
L’accesso alla composizione negoziata è subordinato al soddisfacimento di una condizione negativa di procedibilità e alla contestuale sussistenza di due presupposti, uno soggettivo e uno oggettivo.
Per poter far ricorso alla composizione negoziata è necessario che l’imprenditore non abbia già presentato domanda di accesso ad uno strumento di regolazione della crisi prevista dal C.C.I.I. o, in caso contrario, che siano decorsi quattro mesi dalla rinuncia agli stessi.
Quanto ai presupposti soggettivi, il codice della crisi stabilisce che l’accesso alla procedura può essere presentata sia dall’imprenditore commerciale sia da quello agricolo, non vi sono limiti dimensionali ed è pacifico che possono accedere al nuovo istituto anche gli imprenditori minori così definiti dall’art. 2,comma 1, lettera D, del Codice della Crisi e dell’Insolvenza.
Quanto ai presupposti oggettivi, dalla lettura dell’art. 12 C.C.I.I. è necessario che, pur in presenza di condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario tali da rendere probabile la crisi o l’insolvenza dell’imprenditore, il risanamento dell’impresa si prospetti come ragionevolmente perseguibile.
La figura dell’esperto
Attivata la procedura di Composizione Negoziata della crisi da parte dell’imprenditore, viene nominato, da un’apposita commissione, il c.d. “Esperto”, un soggetto terzo ed imparziale che avrà il preciso compito di negoziare e comporre i contrapposti interessi tra imprenditore e creditori.
L’esperto avrà il preciso compito di :
- Verificare la sussistenza di concrete possibilità di risanamento;
- Condurre e gestire le trattative tra le parti
- Esprimere il proprio parere sugli atti di straordinaria amministrazione posti in essere dall’imprenditore nel corso della procedura;
- Redigere la propria relazione finale.
L’esperto dovrà svolgere il proprio incarico operando in modo professionale, riservato, imparziale ed equidistante tra le parti.
I Vantaggi per l’imprenditore
L’attuazione del procedimento di composizione negoziata comporta non pochi vantaggi per l’imprenditore che intende avvalersene:
- Gli interessi che maturano sui debiti tributari dell’imprenditore dall’accettazione dell’incarico sino alla conclusione delle trattative sono ridotti alla misura legale;
- Le sanzioni tributarie sono ridotte al minimo se il termine per il loro pagamento scade dopo la presentazione dell’istanza di nomina dell’esperto;
- Le sanzioni tributarie e degli interessi sorti prima del deposito dell’istanza di nomina dell’esperto beneficiano di una notevole riduzione.
- E’ possibile ottenere, al ricorrere di determinati presupposti, un piano di rateazione fino ad un massimo di 72 rate mensili delle somme dovute e non versate a titolo di imposta sul reddito da parte dell’Agenzia delle Entrate
- Sono sospese, su richiesta dell’imprenditore, gli obblighi di ricapitalizzazione in caso di perdite.
- Il riconoscimento della prededuzione dei finanziamenti richiesti dall’imprenditore a terzi, soci o a società appartenenti al medesimo gruppo e dai medesimi concessi per il risanamento dell’impresa.
I doveri delle parti
Durante tutta la fase delle trattative è imposto un vero e proprio dovere di comportarsi secondo correttezza e buona fede.
In particolare, le Banche e gli intermediari finanziari sono tenuti a partecipare in modo attivo ed informato per evitare che il risanamento dell’impresa possa essere compromesso da comportamenti inerti o da condotte remissive.
Le misure protettive
Durante le trattative, al fine di consentire che le stesse vengano condotte senza condizionamenti che possano comprometterle, l’imprenditore può richiedere al Tribunale l’adozione di provvedimenti che:
- Impediscano ai creditori di acquisire diritti di prelazione se non espressamente concordati con l’imprenditore;
- Inibiscano o interrompano azioni esecutive individuali;
- Sospendano ogni pronuncia su istanze eventualmente proposte di apertura della liquidazione giudiziale.
L’adozione di dette misure protettive vieta ai creditori di rifiutare unilateralmente l’adempimento dei contrati pendenti o la loro modifica a danno dell’imprenditore.
La conclusione delle trattive
La composizione negoziata può concludersi con diversi esiti a seconda che le trattative con i creditori abbiano avuto successo o meno.
In caso di esito positivo è possibile che venga stipulato tra i creditori e l’impreditore:
- Un contratto idoneo ad assicurare la continuità aziendale per due anni;
- Un accordo produttivo degli effetti propri del piano attestato di risanamento;
- Una convenzione di moratoria.
In caso di esito negativo, invece, l’imprenditore potrà optare per il ricorso ad uno degli strumenti di regolazione delle crisi e dell’insolvenza previsti dal C.C.I.I.
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